PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

Audio

05/18 - Che ci azzecca Frizzi con Facebook?

In queste ultime settimane due fatti hanno attirato la nostra attenzione. La vicenda Facebook e l’improvvisa scomparsa del presentatore televisivo Fabrizio Frizzi. Non ho potuto evitare di mettere in parallelo le vicende.

Brevemente i fatti.

Facebook. Quella che inizialmente era sembrata l’ennesima notizia di un furto di identità informatiche (username, password, email…), con l’andare del tempo ha assunto sempre più i contorni di un gigantesco esperimento di manipolazione dell’opinione pubblica a fini elettorali. Questo grazie a una raccolta massiccia e clandestina di dati personali su Facebook con la complicità della stessa rete sociale ad opera di una azienda privata: la Cambridge Analytica. Oggi questa azienda, finanziata da potenti repubblicani USA, è finita nel mirino dei parlamentari statunitensi, inglesi ed europei cosi come la stessa Facebook e il suo fondatore/proprietario Mark Zuckerberg.

Grazie ai dati di 87 milioni di utenti Facebook, la Cambridge Analytica ha costruito i loro profili dettagliati arrivando a conoscere di queste persone molto più degli stessi interessati. Gli strumenti oggi a disposizione consentono di risalire a dettagli molto intimi relativi ad orientamenti sessuali, politici e religiosi, ma anche relativi al carattere delle persone e a quale tipo di stimolo siano sensibili. Cosi, come cavie di un laboratorio, gli elettori, con messaggi opportuni (tra queste le famose fake news e gli hate speech), sono stati indotti a riservare le proprie preferenze al cliente di turno (pare che i servigi di questa azienda siano stati acquistati dal presidente USA Trump per la propria elezione e dalla fazione vincitrice della Brexit).

Il titolo Facebook ha perso fino al 9% in due giorni. Zuckerberg, che nei giorni del crollo ha venduto una buona fetta del proprio pacchetto azionario, ora si dice pentito e con sguardo contrito promette di correre ai ripari e mostra finalmente interesse alle normative sul trattamento della privacy.

Permetteteci qualche perplessità.

Il retroterra di questa vicenda è quanto mai inquietante. Strumenti di questo genere sfruttano la nostra innata volontà di apparire e la conseguente disponibilità a cedere le nostre informazioni personali “tanto non ho niente da nascondere”. Così questi luoghi virtuali sono le arene ove pubblicizzare noi stessi sia negli aspetti migliori che in quelli peggiori. Protetti da un apparente anonimato, spesso taluni riversano in questi social il proprio odio e rancore (hate speech). Società come Facebook e Twitter sono nate su tutti questi presupposti, ma con ben altri obiettivi: sfruttare questa miniera d’oro di informazioni. Sebbene hate speech e fake news siano da tempo oggetto di segnalazioni a questi social, c’è voluto un drastico calo in borsa e la prospettiva di perdere per abbandono una parte del proprio serraglio di cavie perché la cosa venisse presa in considerazione.

Tuttavia anche se verranno migliorati i meccanismi per controllare le informazioni raccolte e richiederne la cancellazione (ne avremo mai la certezza?), quanti li utilizzeranno dopo la buriana? Quanti di noi non continueranno nella propria sbadata dabbenaggine a cedere i propri dati alimentando inconsapevolmente questo perverso meccanismo? Perché sebbene con maggiore trasparenza, il meccanismo continuerà e queste società seguiteranno a raccogliere informazioni profilando milioni di utenti meglio dei nostri stessi governi. Anche se questi si preoccupano di varare leggi per proteggere la nostra vita privata, queste società difficilmente si adegueranno. L’affare è miliardario e queste informazioni fanno gola a molti. Come ha ricordato Christopher Wylie, l’informatico che ha svelato l’arcano, politicanti senza scrupoli potranno orientare democrazie, soprattutto quelle giovani e con poca storia alle spalle; allo stesso modo aziende assicuratrici potrebbero trovare comodo conoscere a priori la probabilità di un possibile assicurato a contrarre malattie... Le aziende commerciali possono già oggi creare messaggi pubblicitari personalizzati (da dove pensate arrivino i soldi per Facebook, Google, Twitter…?). Le meravigliose opportunità dell’accesso alle informazioni del web sono oggi strumento di mercato dove il prodotto non è più il contenuto, ma siamo noi. Noi nel nostro privato, nella rete di amicizie, nella nostra più intima essenza. Ogni singola informazione ceduta tuttavia va oltre il privato: contribuendo ad irrobustire il modello di profilazione, sposta la responsabilità di ciascuno a livello sociale. Il rischio di questa massiccia profilazione è enorme. Questi dati una volta nel Web vi resteranno probabilmente per sempre e non sappiamo a chi finiranno in mano. Un triste aneddoto per illustrarne la pericolosità: prima della seconda guerra mondiale il governo dell’Olanda, con tutte le migliori intenzioni, aveva avviato la raccolta di informazioni dettagliate dei propri cittadini. Tra questi dati c’erano gli orientamenti religiosi per garantire una degna e rispettosa sepoltura. Con l’invasione da parte dei nazisti tedeschi queste informazioni finirono in mano loro e vennero utilizzate per i fini tragicamente noti.

La vicenda Facebook/Analityca dimostra l’avvio di una nuova ulteriore fase, siamo non solo profilati, ma grazie ai dati da noi consegnati, siamo pilotati nel nostro agire, privati del nostro libero arbitrio, il dono più grande ricevuto da nostro Padre. Forse sarebbe opportuno avere maggiore attenzione e andare oltre il semplice “non ho nulla da nascondere” perché probabilmente non lo conosciamo nemmeno noi.

Negli stessi giorni la RAI ricordava la scomparsa di Fabrizio Frizzi, noto presentatore televisivo. Il ricordo andava ben oltre all’interesse di scuderia e veniva riproposto a più riprese tanto da suscitare una certa attenzione. Persone di spettacolo e semplici cittadini facevano a gara nel descriverne la sorprendente normalità. Non rispettava alcun cliché del mondo dello spettacolo. Il suo stile semplice e cordiale sapeva conquistare le simpatie del pubblico. Solo dopo la sua scomparsa sono emersi tutti i tratti di una persona che nella sua semplicità sapeva discernere i veri valori della vita e soprattutto la sua importanza. Dedito agli altri, dimostrava una abnegazione che andava oltre all’interessamento a qualche ente benefico; Fabrizio si ricordava di ciascuno, si interessava delle sue vicende e le rammentava nei successivi incontri. Nel silenzio aiutava, conservando l’anonimato. Quando contravveniva era solo per dare testimonianza e fare da sponsor. Al suo commiato era presente una folla immensa.

Dunque cosa c’entra Frizzi con la vicenda Facebook? Fortunatamente nulla. Accomunate per contrasto, queste vicende mi hanno ricordato i due lati opposti dell’animo umano. Quello oscuro, dove la cupidigia e il disprezzo della persona si sono spinti al punto di sfruttare la buona fede di molti per violarne la privacy e influenzarne i comportamenti. Nel mezzo una moltitudine che, per ignavia o perché ancora inconsapevole del pericolo al quale si espone, continua con superficialità a consegnare le esperienze della propria vita ai mercanti del privato. Dall’altro lato la celebrazione di una brava persona a ricordarci con la sua normalità e la sua bontà che è possibile avere a cuore la sorte degli altri, che è possibile essere cristiani, santi nella quotidianità come ci ha ricordato Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et Exultate.

 

 

 

 

 

Documenti correlati

.

Ascolta questo articolo: