PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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01/18 - Si, ci siamo anche noi!

Mentre scrivo queste righe, la diciassettesima legislatura della nostra storia repubblicana sta per giungere al capolinea. Presto arriveranno le nuove elezioni, per le quali - come capita sempre più frequentemente - la campagna elettorale si è già aperta, molto tempo prima che si sapesse se e quando si sarebbe andati a votare.

A questo proposito, i politici sanno bene qual è la strategia vincente. Se fino a non molto tempo fa erano sufficienti alcuni comizi in piazza, oppure i manifesti  con il  simbolo del partito e il nome del candidato (sostituito poi dal suo bel faccione o faccino sorridente e restaurato, maschio o femmina che esso sia), o ancora un volantinaggio di piazza o porta a porta con i cosiddetti “santini” (ovvero i dépliant con il programma e le promesse del candidato), oggi è assolutamente necessario affidarsi alle strategie comunicative attraverso le molte innovazioni che la modernità mette a disposizione,a iniziare dai social media. Un politico o un partito non possono pensare di vincere le elezioni se non hanno ben salda nelle mani una strategia comunicativa che comprenda piattaforme virtuali, internet, blog, siti, social, radio e televisioni e – perché no? – anche il buon vecchio “cartaceo”, purché totalmente rinnovato nelle sue forme, ovvero meno testi e più slogan o immagini, visto che oggi si comunica in tempo reale attraverso “i libri delle facce”,(questa la traduzione di Facebook). Pensate che esistono addirittura delle agenzie di marketing e pubblicità elettorale, che cioè si occupano esclusivamente di propaganda politica in periodo di elezioni: e sono aziende che non conoscono crisi, ma che anzi aumentano il loro fatturato quotidianamente e costantemente.


“Pota, ma cosa è dietro a contare su che cosa, poi, il prevosto?”: ho pensato di tradurre in italiano – per essere più comunicativo – quello che la stragrande maggioranza di voi starà pensando in questo momento, leggendo le prime righe del mio primo editoriale sul primo numero del nuovo notiziario parrocchiale. No, non sto facendo politica: devo confessare che la politica mi appassiona molto, ma lungi da me l’essere un attivista. Volevo solamente dire ai politici che si buttano a capofitto sulle strategie comunicative che... hanno scoperto l’acqua calda! Non è per fare “propaganda” alla mia... agenzia, ma se c’è un’istituzione che ha capito da sempre l’importanza strategica della comunicazione... beh, quella è proprio la Chiesa. Anzi, l’aveva capita già il suo Fondatore, che per parlare alle folle saliva su un alto monte e metteva tutti a sedere a gruppetti; che per fare in modo che tutti sapessero che lui veniva a portare un messaggio di speranza mandava davanti a sè a due a due i discepoli in ogni villaggio in cui stava per entrare; che (concedetemi una battuta maschilista...) sapeva bene che per annunciare a tutto il mondo la sua resurrezione dai morti era fondamentale che apparisse alle donne... insomma, un grande stratega della comunicazione, che alla fine della sua esistenza terrena saluta i suoi seguaci chiedendo loro di andare in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo. Cosa che essi, peraltro, faranno, e dimostreranno di essere comunicatori straordinari: iniziano parlando centinaia di lingue diverse in un solo giorno a Gerusalemme, poi si spostano in barca in lungo e in largo per il Mediterraneo affidando lo spot all'uomo culturalmente più preparato del gruppo, quel Paolo di origine turca che conosceva una dozzina di lingue tra cui il dialetto licaonio (a cui il bergamasco della Val Gandino fa un baffo...), poi capiscono che “o Roma o morte” non è solo il giuramento degli Orazi, ma l’unico modo perché “per tutta la terra si diffonda la loro voce e ai confini del mondo la loro parola”.
Poi, quando usciranno dalle catacombe (perfetto luogo di comunicazione “criptata”) e inizieranno a impossessarsi di basiliche romane regalate loro da Costantino, le abbelliranno con mosaici e affreschi che sono catechesi e omelie molto più efficaci di parole noiose o di scritti che solo i dotti potevano leggere; e avanti nei secoli, quando affideranno agli amanuensi la trasmissione della cultura cristiana, o quando useranno la prima macchina stampante della storia (nel 1455) per riprodurre, prima di ogni altra cosa, una Bibbia; quando chiederanno all'inventore della radio, nel 1931, di piazzare a casa del Papa uno dei primi apparati al mondo; quando nel 1955 - a solo un anno dall'inizio delle sue trasmissioni - manderanno un fraticello a parlare alla televisione nazionale; quando si passerà al digitale terrestre nel 2004 e loro saranno già pronti dal 2000; quando al soglio pontificio arriva un polacco ex attore di teatro; quando poi, dopo anni, gli succederà uno che parla a braccio un italiano dall’accattivante accento argentino; quando inizieranno a pubblicare le loro omelie anche sul web… ecco, loro, i suoi discepoli, in questa lunga storia della comunicazione ci sono, eccome!
 
E ci siamo anche noi, nel nostro piccolo, noi di Bolgare: noi  che da oggi abbiamo un Notiziario Parrocchiale tutto nostro, (niente di nuovo,  anni  fa  si  chiamava “L’asterisco” e si stampava nei sotterranei di casa mia… adesso però è tutto a colori); noi che abbiamo un sito web tutto nostro (neppure qui, niente di nuovo, ma qualcosa di profondamente rinnovato, al passo coi tempi, nella versione mobile per iphone e tablet, con la possibilità anche di rileggersi le omelie); noi che la radio, adesso, l’avremo più efficiente, più “a norma”, più sicura, più moderna (chi sa cos’è lo streaming sa benissimo che potrà ascoltare la messa domenicale trasmessa in parrocchia anche quando sarà in vacanza a Dubai!); noi che ci mandiamo gli avvisi parrocchiali tramite i gruppi di WhatsApp; noi che - nei limiti consentiti dalla legge - facciamo anche pubblicità alle aziende, alle ditte, ai commercianti del paese, perché chi lavora ha diritto di poterlo fare bene e con efficienza; noi che non smetteremo mai di predicare dall'ambone, di leggere le letture, di ascoltare l’omelia, di confessarci a tu per tu col prete, di suonare le campane per richiamare la gente a messa o per annunciare la scomparsa di un fratello o di una sorella, ma che pure non smetteremo mai di essere al passo con i tempi e di cavalcare tutto ciò che il mondo della comunicazione ci metterà a disposizione.


Perché il Vangelo non smette  mai,  passo  a  passo, di viaggiare fino agli angoli remoti della terra, in compagnia di Colui che l’ha ideato: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.


Benvenuto, “Bolgare passo a passo”!


Don Alberto

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