PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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09/18 - Prima o poi

Magari nel frattempo cambia tutto drasticamente, ma  nel momento in cui sto buttando giù queste poche  righe, mi sto meravigliando non solo di non aver ancora  effettuato il cambio dell’armadio dalle cose estive a  quelle invernali, ma addirittura di essere qui al computer,  a notte inoltrata, in maniche corte, e ovviamente senza  aver ancora cambiato le pile del termostato digitale per  vedere cosa segna il display, nel momento in cui dovessi  programmare l’accensione della caldaia. E il calendario  segna inesorabilmente la data di oggi: lunedì 15 ottobre  2018, Santa Teresa d’Avila. Ma nemmeno ad Avila, nel  cuore di Castilla y León, hanno questa temperatura, in  questo periodo dell’anno... “Sì, ma prima o poi vedrai che  passa anche questo caldo anomalo... non può andare avanti  così...”: qualche amico un po’ più “esperto meteo” degli  altri prova a rassicurarmi, vedendo che durante la messa  mi capita ancora, in questi giorni, di asciugarmi il sudore  della fronte… Prima o poi… certo, prima o poi passerà  anche questo caldo di fine estate... prima o poi... A vedere  i favolosi colori d’autunno che già inebriano i nostri viali  alberati e i boschi delle nostre colline, ti verrebbe da dire  “prima”; a giudicare dal numero di persone che ancora  affollano la panchina fuori della gelateria di fronte a casa  mia, diresti invece “poi”.
“Prima o poi”: ho pensato a quante volte usiamo questa  espressione. “Prima o poi riuscirò a trovare il lavoro giusto”,  pensa il giovane che vede scorrere i giorni sul calendario  senza aver ancora trovato qualcosa di corrispondente  alla fatica fatta per laurearsi, e intanto sciacqua i bicchieri  dei clienti dietro il bancone di un bar; “prima o poi troverò  un uomo”, dice la ragazza dalle fattezze non proprio  avvenenti ma dal cuore grande, convinta - povera illusa!  - che esistano ancora i maschi romantici che guardano  al cuore prima che alle taglie; “prima o poi la pianterà di  rompere le scatole”, dice invece quella che l’uomo l’aveva  trovato e ora è costretta a subire vessazioni, ricatti,  minacce, appostamenti e quant’altro da chi la “stalkerizza”  perché convinto che sia l’unico modo per riconquistare  un amore perduto da tempo proprio a causa della sua  ossessiva possessività; “prima o poi finirà questa agonia”,  pensa pietosamente il figlio chiamato ad assistere il  padre o la madre in punto di morte, quando la morte non  arriva più e quando vivere diventa non solo una fatica, ma  un’impresa inutile, di fronte alla quale sei spesso lasciato  solo, e cerchi risposte alle tue domande su che senso  abbia vivere così, e le risposte non arrivano, né dalla terra  (gli amici che cercano di farti coraggio a parole, più che  un aiuto diventano un peso) né tantomeno dal cielo (il  tuo “caro Dio”, a quanto pare, si è scordato il tuo familiare  alla fermata dell’autobus della vita, quando è passato  a fare il giro...). La nostra vita scorre continuamente tra  questo “prima o poi”, dal “prima” di un atto di amore  di chi ci ha trasformati (senza sapere bene come) in un  embrione, fino al “poi” di chi, con l’ultimo gesto di amore e  di pietà, abbasserà le nostre palpebre dicendoci: “Riposa,  amore, ci vediamo di là”. Prima o poi, dopo tanti tentativi  di sopravvivere il più a lungo possibile, arriverà il nostro  momento finale, così come prima o poi, magari dopo  altrettanti tentativi per nascere, è stato - molti o pochi  anni or sono - il nostro momento iniziale.
“Hodie mihi, cras tibi”, dicevano i latini scolpendo nel  marmo le lapidi che coprivano le tombe dei loro cari.  “Oggi a me, domani a te”. E nel frattempo, cosa facciamo?  Aspettiamo il nostro domani? Piangiamo sul nostro oggi?  Rimpiangiamo l’oggi dei nostri cari che non ci sono più?  Sì, va bene, ci stanno anche tutte queste cose, e guai se  non fosse così: avremmo perso la nostra umanità. Ma  non perdiamo troppo tempo. Non stiamo a pensare a  quel giorno. Non ci scervelliamo, nel tentativo inutile di  capire se la nostra sarà la fine di una storia come tante  altre o il compimento di una vicenda meravigliosa. Non  lo capiremo mai. Facciamo l’unica cosa che conta: vivere,  fino in fondo, con intensità, senza rinunciare a nulla,  smettendo di pensare alla logica del “no” e affrontando  ogni momento della nostra giornata nella logica del “sì”.  Perché, dopo tutto, la vita è bella.  

Don Alberto

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