PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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04/18 - Tutta colpa del risorto

"Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù". Mi sono sempre chiesto, di fronte alla solenne e lapidaria affermazione di questo brano della lettera ai Colossesi, che più volte sentiamo risuonare in questo tempo di Pasqua, cosa fossero "le cose di lassù", "le cose del cielo" di cui dobbiamo andare alla ricerca, contrapponendole alle "cose della terra". Perché se siamo risorti con Cristo, dice Paolo, le cose della terra non ci interessano più, e dobbiamo andare alla ricerca delle cose del cielo.
Forse ci è chiesto di non affannarci per le cose della quotidianità, che, come appaiono, così in un istante spariscono e ci lasciano senza punti di riferimento forti: allora, confidare in qualcosa di più alto, di più nobile, di più vero, ci permetterebbe di lasciar perdere le cose della terra, le questioni di poco conto nelle quali quotidianamente ci perdiamo per dare più importanza alle cose che ci attendono in Cielo. E ci sta...
Ma io mi trovo a vivere qui e ora, in mezzo alle polverose e fangose cose della terra, in mezzo alle carnali situazioni di ogni giorno, immerso nella materialità del quotidiano. Come mi salvo? Smaterializzandomi?
Perdendomi in pensieri spirituali che mi facciano vivere con i piedi due metri sopra il terreno? Mi spiace, ma questo non mi è proprio possibile accettarlo… Non accetto tanti bei "sogni celestiali", che poi però si scontrano con la dura realtà della croce, di un sepolcro con un’enorme pietra sopra, e dello stesso sepolcro trovato desolatamente vuoto pochi giorni dopo essere stato drammaticamente occupato. Non posso cercare le "cose di lassù" dimenticandomi delle "cose di quaggiù". Non posso rivolgere il mio sguardo alle cose del cielo come a voler chiudere in un cassetto le cose della terra, in una sorta di ricerca oppiacea di una felicità che, invece, la vita quotidiana mi nega. Non credo, e non voglio credere, a una religione che mi distolga dal quotidiano nella ricerca dei beni del cielo, come una sorta di anestesia che mi consola di tante cose che qui, sulla terra, mi sono negate.
Voglio, invece, cercare le "cose di lassù" perché sono risorto con Cristo, e non perché sono fuggito dalle cose di questo mondo. Cristo risorge non perché abbandona le cose della terra per dirigersi alle cose del cielo, ma perché è passato attraverso le cose della terra, e dalle cose della terra, dalla terra stessa, si è lasciato seppellire, schiacciare, annientare, per dare senso a queste "cose della terra".
Cristo non risorge per lasciare in fretta e furia il suo sepolcro vuoto sulla terra, e le bende e il sudario all'interno del sepolcro, e correre in fretta dal Padre di ogni consolazione; Cristo risorge e lascia il sepolcro vuoto perché noi, suoi discepoli, che vi entriamo, possiamo vedere e credere alla vita; possiamo renderci conto che lui non è più qui, tra i morti; qui, tra noi che ci crediamo vivi e intanto portiamo la morte nel cuore; Egli è risorto, per dare a quel sepolcro vuoto, a quel sudario e a quelle bende un significato autentico.
E cioè, che la morte rimane, sì, nel mondo, ma non è più l’ultima parola sulla vita.
Cristo risorto non fa sparire i segni della sua morte; Cristo risorto non ha paura a far vedere alle donne che il luogo dov’era stato sepolto c’è ancora, ma è rimasto vuoto; Cristo risorto non ha paura a mostrarsi vivo con
 
i segni della crocifissione nella sua carne; Cristo risorto non ha paura a parlare della sua passione e della sua morte con due dei suoi discepoli talmente disperati, da essere incapaci di riconoscerlo. Cristo risorto non dirà mai ai suoi discepoli: "Dimenticate ciò che avete visto giovedì sera nel Getsemani e venerdì pomeriggio sul Calvario". Cristo risorto dice: "Il Cristo doveva soffrire, essere messo a morte e risuscitare dopo tre giorni". Allora sì, che ha senso cercare le cose di lassù! Allora sì, che ha senso rivolgere lo sguardo al cielo mantenendo ben saldi i piedi per terra.
Allora sì che ha senso continuare a credere nel Dio della Vita, perché nessuno ci può promettere la facile via della fuga dal dolore o dalla morte, che quotidianamente pervadono la nostra vita. Se qualcuno un giorno ci proponesse la gloria e la felicità senza la croce, non crediamogli; se qualcuno ci promettesse le cose del cielo senza la fatica di conquistarle attraverso le cose della terra, non seguiamolo; se qualcuno ci dicesse che le cose del cielo sono l’oblio della fatica di vivere ogni giorno, non facciamogli caso.
Perché le cose del cielo, oggi, in Cristo risorto, sono le stesse cose della terra. Perché le cose del cielo, se siamo risorti con Cristo, hanno lo stesso sapore, lo stesso colore, lo stesso profumo, la stessa intensità delle cose della terra, ma con una marcia in più: l’eternità. Le cose del cielo, si sa, sono eterne. Le cose della terra, risorte con Cristo a vita nuova, sono come le cose del cielo: eterne. E per di più continuano a rimanere qui sulla terra, pervase e permeate di limitatezza, di materialità, e di carnalità; ma piene di vita, e di vita in abbondanza. E quindi, quell'amicizia che sempre faccio fatica a guardare con serenità perché non so mai se sia il caso di fidarmi, se sono risorto con Cristo assume i colori della gioia; quell'amore che mi fa arrabbiare perché ogni giorno mi sembra di ritornare da capo e di non essere stato capace di costruire nulla, se sono risorto con Cristo ha il sapore della fiducia; quella malattia che mi fa disperare perché non so se e quando mi lascerà, se sono risorto con Cristo ha la densità della speranza. Gioia, fiducia e speranza: tutte cose "di lassù", tutte parole che hanno dentro un seme di eternità. Tutte realtà terrene che ci fanno respirare aria di cielo.

E tutto questo, per colpa di quel sepolcro trovato vuoto, che ci costringe a non disperarci più delle cose della terra, ma ad amarle, sognarle e desiderarle come amiamo, sogniamo e desideriamo le cose del cielo.
Tutta colpa del sepolcro vuoto, di chi l’ha trovato vuoto e di chi l’ha lasciato vuoto per dirci che la morte non ha mai l’ultima parola sulla Vita.
Insomma… tutta colpa di Cristo risorto.

Don Alberto

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