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06/19 - Morire nell'indifferenza sognando un futuro migliore

I due corpi riversi sulle sponde del Rio Grande erano Oscar e la figlioletta Valeria, partiti per un viaggio di mille miglia sognando un futuro migliore.

Davanti a immagini come questa è difficile restare indifferenti.

Eppure non assistiamo ad alcuna concreta presa di posizione né da parte dei singoli stati né da loro aggregazioni. Solo rabbia e arroganza o rassegnazione. È triste vedere come la disperazione di queste genti sia strumentalizzata a fini politici in una bagarre nevrotica che crea confusione, ansia e preoccupazione.

Affrontare un problema complesso costa fatica e soprattutto richiede sforzi. Sforzi che nessuno vuole fare. E quanto sia complessa la questione vi sarà un poco più chiaro leggendo le righe che seguono.

 

PROVENIENZA

La maggior parte dei migranti verso l’Europa parte da zone deprivate come le aree sub sahariane del Sahel dove la desertificazione avanza a causa dei cambiamenti climatici o zone del sub-continente indiano anch‘esse in via di desertificazione. Vi sono vaste aree che fino a qualche anno fa erano verdi, rigogliose e prospere e oggi, dopo diversi anni di siccità sono aride e inospitali. Altri provengono da zone in guerra del Medio-Oriente o dell’Africa come la Siria, l’Iraq, il Mali... Alcuni provengono da paesi che si affacciano sul Mediterraneo spinti dalle migliori prospettive economiche che l’Europa offre.

 

PAURE ED EGOCENTRISMO

Accogliere non è mai stato facile. Da sempre. È la paura del diverso, la paura di culture lontane dalla nostra. Quando i flussi diventano numericamente consistenti, la paura nei paesi di destinazione è quella di restare con il cerino in mano come è accaduto per lungo tempo all’Italia. E’ anche la difficoltà a condividere la fortuna che, nonostante la crisi, ancora ci contraddistingue tanto da essere meta di migrazioni.

Non mancano esempi di accoglienza generosa come la Giordania che ha accolto quasi 800.000 rifugiati dai paesi in guerra limitrofi (su una popolazione complessiva di 9,7 milioni di persone) spendendo l’8% del PIL nazionale.

 

UN VIAGGIO DELLA SPERANZA

Queste genti, fuggendo, affrontano un viaggio disperato quanto pericoloso, attraversando zone impervie e inospitali, in mano a trafficanti che ne dispongono a loro piacimento.

Quando arrivano sulle sponde del Mediterraneo hanno visto l’inferno: credete si fermeranno davanti a qualche chilometro di acqua? Proveranno e riproveranno, tentando il tutto per tutto, rischiando, appunto, la loro vita.

 

 

I MURI

Davanti una pressione migratoria così imponente non c’è argine o muro che tenga.

Tuttavia, per fermarli gli Stati Uniti di Trump hanno realizzato un vero muro sul confine con il Messico; l’Italia ha stretto accordi con la Libia che li accoglie in campi di detenzione; l’Europa per fermare la migrazione dalla Siria sovvenziona la Turchia di Erdogan.

 

GIOCHI POLITICI SULLA PELLE DEI DISGRAZIATI

Come “roba vecchia” vengono parcheggiati in magazzini e dimenticati fino al prossimo “evento eclatante” sollevato magari da qualche “rompiscatole”. Eventi che serviranno ancora una volta come strumento di antagonismo politico, per tenere il punto e non darla vinta alla parte avversa a livello nazionale o per sminuire a proprio vantaggio un altro paese. Ad oggi sono pressoché inesistenti proposte politiche concrete, capaci di affrontare il problema nella sua complessità.

 

LE PROSPETTIVE AMBIENTALI E POLITICHE

Purtroppo le prospettive non sono delle più incoraggianti. I cambiamenti climatici sono un fenomeno in prepotente avanzamento. Per fermarli saranno necessari sforzi quasi titanici seppure possibili (sull’argomento torneremo in uno dei prossimi articoli). Anche dal punto di vista geopolitico le cose stanno cambiando. Dopo quasi 70 anni di pax americana, giustificata dalla supremazia economico e tecnologica degli Stati Uniti, oggi assistiamo all’ascesa inarrestabile della tigre Cinese che conta su una popolazione di oltre 1,3 miliardi di persone (contro i 325 milioni degli USA). La Cina è la nazione dove la tecnologia e la produzione industriale stanno facendo i maggiori progressi, rendendo questo Paese un interlocutore forte e autorevole. Tutto questo non avverrà senza turbolenze nei rapporti tra stati con effetti anche sugli equilibri economici.

 

UNA PROSPETTIVA CRISTIANA E PRAGMATICA

A noi cristiani spetta il compito di non dimenticare e di non fare dimenticare che parliamo di esseri umani, di fratelli con i quali condividere la nostra Speranza.

La disperazione di queste genti, la loro mancanza di prospettiva richiede una risposta; diversamente questo flusso migratorio non si fermerà (come dimostrano i micro sbarchi che su succedono comunque in questi giorni mentre la Sea Watch è ferma sotto il sole….).

Questa risposta non passa solo dall’accoglienza di qualche migrante o rifugiato. Per quanto numerosi possano essere gli accolti, questi saranno soltanto una piccola parte delle genti nel bisogno nelle terre di provenienza.

La riposta sta soprattutto nell’avvio e nel sostegno di progetti concreti di sviluppo economico in quelle terre apparentemente lontane e nel mettere mano ai problemi che sono causa dell’inospitalità crescente dei paesi di provenienza: cambiamenti climatici, equità economica, guerre. Non si tratta di buonismo o di linea dura, ma di ridare loro la speranza di una vita decorosa nella propria terra. Non parliamo di qualche milionata di dollari da elargire come generosa elemosina al Terzo Mondo, ma di “farsi carico”, di vicinanza con quelle terre di provenienza. Di rapporti di collaborazione capaci di avviare relazioni stabili e amicali come fu il “Piano Marshall” per l’Europa, nello spirito che contraddistingue l’impegno missionario della Chiesa. Un contesto di questo tipo darebbe speranza e fiducia, contenendo le spinte migratorie che potrebbero essere meglio disciplinate di comune accordo con i paesi di origine per sopperire, ad esempio, allo spaventoso crollo demografico del quale abbiamo il triste primato. “Fai presto a dirlo…” obietterete voi. Certo il compito non è dei più semplici, ma questa è l’unica strada disponibile ed è una strada che non possiamo percorrere da soli.

 

UNA RISPOSTA CORALE

Queste azioni per essere efficaci non possono essere sostenute da un solo paese, certamente non dalla sola Italia. Solo una risposta corale avrebbe il peso economico e politico rilevante e convincente.  Per l’Italia il contesto naturale è quello europeo. Ai partner europei è giusto rivolgerci non solo per condividere l’emergenza, ma soprattutto per mettere in campo un piano unitario a sostegno di quei luoghi e di quelle genti. Le capacità economiche e tecnologiche ci sono: serve la volontà politica. Una volontà che solo statisti illuminati e capaci di visione possono mettere in pratica. Per loro il compito è doppiamente difficoltoso. Prima ancora di definire piani ed interventi dovranno convincerci della loro necessità. Dovranno smuoverci dal nostro miope egocentrismo, farci superare le nostre ansie e paure per ridare a noi in primis la necessaria speranza.

E’ questo il compito di noi cristiani.

 

 

 

Marco Esposito

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