PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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07/19 - Il tempo è matto! E noi?

Come diceva una canzonetta degli anni ’80, l’estate sta finendo. E’ tempo di racconti delle proprie vacanze trascorse in luoghi di ristoro, in mezzo alla bellezza della natura. Chi, come il sottoscritto, ha vissuto gli anni ’80 del secolo scorso, in questo resoconto non può evitare di inserire qualche riferimento al clima. Da qualche anno ormai, con sempre maggiore intensità, le estati si stanno proponendo particolarmente calde e afose. Per carità dalle nostre parti caldo e afa non sono mai mancati, ma ciò che infastidisce e un poco spaventa è la loro intensità oserei dire “africana”. Attendiamo con ansia la frescura delle piogge che arrivano sempre più improvvise e devastanti. Un clima “estremo” come mai si era visto. E questa sensazione a pelle è confermata anche dalle rilevazioni statistiche che vedono ogni stagione superare i record di calura dell’anno precedente: “è l’agosto più caldo di sempre” ci ricordano quasi quotidianamente i giornali.

Le cause sono arcinote. Una quantità crescente di anidride carbonica e altre sostanze rilasciate nell’aria dalle attività umane intrappola il calore come in un serra: l’effetto serra appunto. La sensazione di malessere è aggravata da altre forme di inquinamento, come lo smog fotochimico, un particolare inquinamento dell’aria che si produce nelle giornate assolate e con poca circolazione d’aria. Gli ossidi di azoto e i composti organici volatili, anch’essi in aumento per le attività umane, vanno incontro ad un complesso sistema di reazioni fotochimiche indotte dai raggi ultravioletti del sole arrivando alla formazione di sostanze particolarmente tossiche e nocive per l’apparato respiratorio (perossiacetil nitrato, perossibenzoil nitrato, ecc.). Questa forma di inquinamento è spesso la concausa del senso di spossatezza, fatica respiratoria e mal di testa. Lo smog fotochimico si può facilmente individuare per il suo caratteristico colore che va dal giallo-arancio al marroncino, colorazione dovuta alla presenza nell’aria di grandi quantità di biossido di azoto.

Siccome non ci si fa mancare nulla, nella stagione estiva all’inquinamento contribuiscono anche i raggi ultravioletti del sole, sempre più intensi per l’assottigliarsi dello strato di ozono nelle zone alte dell’atmosfera a causa del rilascio di clorofluorocarburi (CFC) da parte di alcuni processi industriali. L’occidente ne ha bandito l’uso, vendendo gli impianti a stati emergenti meno preoccupati dai loro effetti. Risultato: gli stessi impianti sono spesso ancora attivi a qualche migliaia di chilometri di distanza.

Tutto questo è un accenno, tanto per gradire, delle diverse forme di inquinamento. La lista sarebbe ben più lunga soprattutto se pensiamo alla stagione invernale quando tutti ce ne stiamo al calduccio nelle nostre case o nelle nostre comode auto.

Gli effetti a livello globale incominciano ad essere evidenti. Il solo innalzamento della temperatura sta determinando la sparizione dei ghiacci dalle nostre montagne, ma ancor peggio lo scioglimento dei ghiacci dalle calotte polari il cui biancore aiutava a riflettere nello spazio profondo i raggi solari. Meno ghiaccio = più insolazione, più insolazione = più calore: un perverso effetto a catena.

In questi giorni si è resa particolarmente evidente anche la devastazione alla quale è sottoposta la foresta amazzonica, in fiamme da diverse settimane. Non sorprendiamoci: è un processo in atto da decenni, accelerato ora dalle nefaste politiche del presidente brasiliano, purtroppo in buona compagnia di altri governi di paesi limitrofi. La tentazione di sfruttare intensamente quel patrimonio immenso della foresta è troppo forte e di anno in anno porzioni crescenti della foresta spariscono. Si stima che il 20% dell’ossigeno venga prodotto da questo polmone verde. Si capisce bene la preoccupazione di tutti gli stati per la salute di quest’area.

Se nell'immediato le prime preoccupazioni legate ai devastanti roghi che stanno bruciando l'Amazzonia riguardano le possibili rischi e minacce per la popolazione e la fauna selvatica, sul lungo termine a destare le maggiori paure sono le conseguenze che una perdita di così vaste coperture arboree potrà avere sul clima, finendo per aggravare e accelerare il riscaldamento globale. È sufficiente infatti un minimo aumento della deforestazione per influenzare la disponibilità d'acqua nelle città brasiliane e nei paesi limitrofi, danneggiando le stesse fattorie che si cerca di espandere, ma un aumento nella deforestazione potrebbe alterare la disponibilità d'acqua anche in Africa o in California. La pioggia che cade in queste zone dipende proprio dalla massa verde della foresta. Di questo passo la situazione potrebbe collassare; semplificando: sempre meno piante = sempre meno acqua, meno acqua = morte della foresta. Fino a che punto potrà resistere l’Amazzonia prima di soccombere? Vogliamo davvero scoprirlo?

Sulle cause c’è una ormai unanime convergenza da parte di tutti gli studiosi: l’inquinamento è determinato dal nostro stile di vita, dai nostri sistemi produttivi, dall’assenza del senso di limite alle nostre pretenziose attività. Non ci sono sconti: il cambiamento climatico passa dal cambiamento dei nostri stili di vita. Tuttavia cambiare le nostre abitudini costa, soprattutto per una popolazione che invecchia.

Molti diranno: “di che ti lamenti? Questo stile ci ha garantito un benessere che mai si era visto nella storia dell’uomo. Vogliamo tornare al tempo dell’Albero degli zoccoli?”. Tutto questo è assolutamente vero, la rivoluzione industriale ha determinato un generale miglioramento delle condizioni di vita. In questa equazione tuttavia dimentichiamo una voce: il costo. Quanto è costato questo nostro benessere al nostro Pianeta? Possiamo ancora permetterci di sostenerlo? O siamo vicini al collasso del sistema?

Per ricordarci l’urgenza di questa voce, è stato definito l’Overshoot day ovvero il giorno in cui la terra oltrepassa il limite della sostenibilità ambientale. Ogni anno, in una data precisa che viene calcolata in base a un apposito indice, l’umanità termina di consumare le risorse che la Terra è in grado di generare per quell’anno. Tutto quello che viene consumato in seguito è un debito con l’ambiente e preso in prestito dalle generazioni future. Nel 2019 cadeva il 29 luglio, nel 2000 era il 23 settembre, nel 1971 lo avevamo raggiunto il 21 dicembre.

E’ quindi urgente prendere in considerazione il concetto di SOSTENIBILITA’ come elemento determinante di qualsiasi scelta economica e prima ancora politica. E’ quindi giusto condannare le scellerate politiche di sfruttamento intensivo del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, è giusto chiedere che vengano spenti gli incendi. Ma, come scriveva Mondo Missione, Bolsonaro non è il Nerone del XXI secolo. E’ il risultato di ciò che il mondo chiede al Brasile prima di fargli ipocritamente la predica. Scrivere un hashtag è facile; ma cominciare a domandarsi, per esempio, da dove viene il ferro con cui anche qui in Italia si produce l’acciaio che passa per le nostre mani aiuterebbe molto di più l’Amazzonia. Come pure capire che – per esempio – nelle foreste del bacino del fiume Congo in Africa o in quelle intorno al Mekong in Asia stanno succedendo le stesse cose, anche se con altri attori e molti meno riflettori accesi.

A noi cristiani spetta il compito della testimonianza, dell’esempio concreto con stili di vita rispettosi e sostenibili, di quella militanza attiva, più volte invocata in queste righe, in difesa del bene più prezioso che il Padre ci affidato come custodi del Creato.

 

Marco Esposito

 

 

Materiale

L'andamento delle temperature nel corso degli anni

 

Rai - Presa diretta: i cambiamenti climatici 10/09/2019

 

 

Cosa fa l'Europa?

Vedi anche il documento della Commissione Europea Cambiamenti climatici (2015, pdf, 6 pagine). Il testo è disponibile in 21 lingue. Vedi http://ec.europa.eu/clima/publications/ per le versioni nelle diverse lingue: vai alla sezione “General climate change publications”, clicca sull´icona a forma di fumetto e, alla fine della riga, trovi tutte le lingue in cui il documento é stato tradotto.

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