PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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09/18 - La speranza è un messaggio universale 

Il 4 ottobre sera anche presso il nostro Cineteatro Don Bosco è stato proiettato in prima visione il film documentario “Papa Francesco: un uomo di parola”. Non un altro film su Papa Francesco, ma un film con Papa Francesco. 
Il progetto è partito a fine 2013 quando al regista Wim Wenders è giunta in maniera inaspettata una lettera dal Vaticano. Stentava a crederci: gli veniva data la possibilità di girare un film sul Papa. Tra l’altro con ampia libertà. L’unico limite era che il Santo Padre non si sarebbe prestato a recitare. Ci sono voluti più di quattro anni per la sua realizzazione. Almeno due per sviluppare l’idea e trovare in maniera indipendente i fondi per l’opera. Poi quasi tre per confezionare questi 92 minuti di rara intensità e coinvolgimento. Bisogna dire che il maestro tedesco nutre una sincera ammirazione verso la figura del pontefice argentino. Fin da quando il 13 marzo 2013 è apparso alla loggia centrale della Basilica di S. Pietro presentandosi in maniera spontanea alla folla stipata in Piazza San Pietro e al mondo intero con il nome impegnativo e rivoluzionario di Francesco. Proprio la figura del Santo di Assisi e questa capacità di Bergoglio di rapportarsi con grande naturalezza con i suoi interlocutori sono centrali nel racconto. Attraverso l’utilizzo di mezzi poveri, come una vecchia macchina da presa degli anni venti, il regista ci fa uscire dal tempo e ci introduce nello spirito francescano degli inizi. È un piccolo gioiello questo film nel film. Mentre per stabilire un contatto diretto con Papa Francesco Wenders utilizza un Interrotron un sistema per cui chi guarda nella macchina vede su uno schermo il suo intervistatore. L’effetto al cinema è molto coinvolgente: sembra davvero che il Papa ti guardi negli occhi e si rivolga a te personalmente, anzi che si stia aprendo con te. E lo fa rispondendo a delle domande che ognuno di noi avrebbe potuto o desiderato rivolgergli. Il risultato è quello di avere una biografia delle sue idee, di ciò che gli sta più a cuore come: il bene comune, una chiesa povera tra i poveri, l’accompagnamento delle persone vittime di abusi. 
Oltre ad aver avuto il privilegio di incontrare e intervistare Papa Francesco in quattro diverse circostanze (sempre in Vaticano, di pomeriggio, negli spazi all’esterno e nelle sale interne) il regista e la sua troupe hanno potuto visionare e utilizzare tutto il materiale prodotto dal CTV (Centro Televisivo Vaticano). Del montaggio in particolare una cosa mi ha colpito: la scelta di mostrare in più di una circostanza l’inizio dei suoi discorsi. Emerge così la capacità del Papa di essere vicino ai suoi interlocutori con sentimento e realismo rispetto a quello che stanno vivendo. La sua è una parola che si fa ascoltare da tutti. Per chi ha ideato questo progetto perché è coerente con quello che annuncia. In una realtà sociale e ecclesiale dove chi ha una leadership è spesso attore e mestierante, manipolatore e illusionista. Per chi ha visto il film perché le sue parole toccano la vita di tutte le persone: quella dei poveri e degli ultimi come quella dei ricchi e dei potenti. Uomo di parola a tal punto che di fronte a delle tragedie immani come il tifone delle Filippine del 2015 ad un certo punto davanti alla folla sterminata di sette milioni di persone (la messa più partecipata di sempre) rimane senza parole. Quel silenzio è lo spazio per incontrarci, per assumere l’altro nella nostra storia.
 
 p. Andrea

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