PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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06/19 - In medio stat virtus

“La virtù sta nel mezzo”: no, non è un invito alla mediocrità o a vivere una vita senza prendere posizioni nette. I maestri della Scolastica medievale, da Severino Boezio a Guglielmo di Ockham, riprendendo alcune frasi dell’Etica Nicomachea di Aristotele e di un’ode di Orazio (che parla di aurea mediocritas, “mediocrità dorata”), esprimenti l’ideale classico della misura, della moderazione e dell’equilibrio, vollero insegnare che “la virtù sta nel mezzo”, ossia tra due estremi che sono ugualmente da evitare perché ugualmente eccessivi. È quindi un invito alla necessità della moderazione e dell’equilibrio: un invito ad evitare gli eccessi in tutto ciò che facciamo, pensiamo, diciamo.

A me pare di vedere che viviamo in una società che non è più capace di incontrare il giusto “medio”, la “mediocrità” nel senso bello, genuino del termine, ovvero del giusto modo di giudicare le cose e, di conseguenza, di affrontarle. Oggi si gioca all’utilizzo delle tinte forti e contrastanti: o è bianco o è nero, o è giusto o è sbagliato, o è dentro o è fuori, o è buono o è cattivo, e via dicendo. Non esiste una via di mezzo, perché la si ritiene espressione di debolezza, di mancanza di decisione, di tentennamenti nel condurre la res-publica: e allora, si va alla ricerca degli uomini “tutti d’un pezzo”, “puri e duri”, che non accettano compromessi, e che di conseguenza sono incapaci a dialogare. Ma tant’è, alla maggior parte della gente il dialogo importa poco: l’importante è che le cose funzionino bene, e se per questo è necessaria una linea dura, precisa, tassativa, che metta nero su bianco, ben venga, purché sia efficiente ed efficace. Questo è il pensiero dominante: peccato, però, che si trovi a essere avulso dalla realtà, la quale va tutta in un’altra direzione. Perché la realtà non è tutta bianca o nera, anzi: spesso ha molte tonalità di grigio. Le azioni umane non sono o tutte sbagliate o tutte giuste, perché in ogni buona azione c’è una vena di interesse personale, e ogni azione sbagliata va giudicata in base al contesto, alle condizioni, alle situazioni di chi la commette. Non sempre ciò che è fuori lo è totalmente, né ciò che sembra esterno può mai dirsi tale: avete presente quelle situazioni da Goal Line Technology, ovvero quell’orologio da polso che segnala all’arbitro la validità o meno di un goal nel quale il pallone non è entrato del tutto? Ecco, anche quella tecnologia così perfetta ha un margine di errore di 15 millimetri: per cui, neppure essa è infallibile. E poi, cosa è buono e cosa è cattivo? Chi di noi è sempre buono o sempre cattivo? Quale intenzione è sempre retta, o quale sempre sbagliata? Qualche sfumatura che ci eviti di essere pregiudiziali nei confronti di chicchessia ci deve pur essere… del resto, siamo uomini, non robot telecomandati!

Eppure, come dicevo sopra, oggi si assiste a un’esaltazione dell’aut-aut, dell’estremizzazione e dell’assolutizzazione dei comportamenti che ha davvero qualcosa di terrificante... Sì, perché se non siamo capaci di passare dalla cultura dell’aut-aut alla cultura dell’et-et, ossia dalla contrapposizione al dialogo, cercando nel “medio” un punto d’incontro che ci permetta di essere “virtuosi”, cioè moralmente disposti a fare il bene e a volere il bene dell’altro, rischiamo di cadere in una spirale di violenza che poi diventa difficile frenare.

Mi spiace essere un po’ “negativo” nella mia lettura, anche se questo non mi fa certo perdere la speranza in qualcosa di diverso e di migliore, tutt’altro: ma constato con una certa amarezza che questa tendenza alla contrapposizione, alla sfida, se non addirittura alla vendetta e al conflitto inizia sempre più precocemente nella vita delle persone, ossia colpisce anche le giovani generazioni, purtroppo partendo proprio dai più piccoli, i bambini. Nella migliore delle ipotesi leggerete queste righe qualche ora prima che termini la meravigliosa esperienza del Centro Ricreativo Estivo; qualcosa di irrinunciabile per ogni parrocchia, perché diventa un laboratorio, libero da preoccupazioni di tipo scolastico o da scadenze di calendario, in cui i ragazzi, gli animatori, le famiglie, la comunità intera, possono sperimentare forme di dialogo, di convivenza, di amicizia, che in altri momenti e in altri luoghi non si riesce a sperimentare. Ebbene, in questo microcosmo vitale che è il Cre, assistiamo ogni anno a una recrudescenza degli atteggiamenti di contrapposizione e di conflitto che mi fa pensare che stiamo perdendo la virtuosità del “giusto mezzo”. A cosa mi riferisco? Grazie a Dio, non a cose o a fatti gravi (anche se in alcuni casi e in alcune situazioni, dove non ci fosse stato il pronto intervento degli educatori e/o dei responsabili, avremmo rischiato anche qualche episodio molto poco piacevole): tuttavia, ci sono elementi e atteggiamenti che fanno pensare a un sostrato di arroganza, di prevaricazione, di contrapposizione respirato dai ragazzi forse in famiglia, forse a scuola, forse negli ambiti di vita sociale e civile, o forse da una cultura mediatica poco “mediata” che sbatte in faccia ai ragazzi qualsiasi espressione fisica e verbale farcita di violenza. E poi, i ragazzi lo esprimono in maniera quasi spontanea.

Dove? Nei tornei, nei giochi, nei momenti di aggregazione durante i quali, in perfetto spirito decoubertiano da oratorio, l’importante dovrebbe essere solo ed esclusivamente partecipare, esserci: e invece, se non si vince ad ogni costo, sempre, in ogni forma, e con ogni mezzo, si è degli “sfigati”, si viene “bullizzati”, e ovviamente, se si è oggetto di attacco, poi non si può che reagire con la medesima violenza. Ed è inutile ricorrere agli animatori come garanti del rispetto del “bon ton”, perché anch’essi sono figli del loro tempo, e quindi non accettano di buon grado di fare da pompieri spegnendo le rivalità, anzi: i loro bambini devono vincere, per cui, contrapposizione e competizione a oltranza, spesso fino alla bega, al litigio tra animatori che non accettano di risolvere questioni di gioco in maniera pacifica e dialogante. Ma se pensiamo che i genitori siano esenti da questo gioco degli opposti, ci sbagliamo di grosso. Non è infrequente vedere o sentire genitori che - se non si insultano in maniera diretta - lo fanno in maniera virtuale attraverso i “social” nei quali spesso sono più bambini dei loro figli: e allora “la squadra del mio meritava di vincere”, “la partita del mio è stata truccata”, “la squadra del mio è sempre colpita inutilmente da punizioni”, e via dicendo... (anche qui...ci vorrebbe un giusto mezzo, un equilibrio, tra genitori che lavorano talmente tanto da non vedere mai i propri figli anche solo per giocare con loro, e genitori che questi figli li vedono forse “troppo”, non li lasciano respirare, se potessero entrerebbero a vedere il proprio figlio durante le attività del Cre...). Si respira davvero, molto più frequentemente di quanto pensiamo, un clima di rivalità che fa sfociare tutti in espressioni e atteggiamenti poco controllati. Al punto che anche il sottoscritto, a volte, si fa trascinare da questo contesto, e quando “perde le staffe” (a volte per giusta causa, a volte un po’ meno) capita che si esprima in maniera rabbiosa, inadeguata, eccessiva... (“Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa”... chiedo scusa davvero, anche per quelle volte in cui non riesco a chiederlo perché troppo arrabbiato, se qualcuno a volte si sente offeso o turbato dai miei eccessivi rimproveri... sono figlio pure io del mio tempo, e quindi alunno e discepolo del Dio della Pace come ognuno di voi).

È possibile essere diversi? Certo.

È possibile ricuperare il tempo perso? Certo.

È possibile fare di più nel rispettarsi, nell’essere inclusivi e non esclusivi, nell’accogliere e non

respingere, nel giocare e non gareggiare, nel dialogare e non sbraitare, nel cercare un “giusto mezzo” in cui sperimentare equilibrio e rispetto reciproco? Altroché.

E abbiamo tra le mani un’occasione d’oro, che si chiama “estate”. Aldilà del tempo che effettivamente avremo per fare vacanza e tirarci fuori dall’ambiente della routine quotidiana per andare alla ricerca dei valori che contano; l’estate è un tempo privilegiato perché il clima caldo ci spinge ad andare fuori, alla ricerca non solo di aria, ma di contatti umani. Viviamo

questi contatti umani con tutta quella ricerca del dialogo e dell’equilibrio nei rapporti che durante l’anno perdiamo per mille motivi. E soprattutto, smettiamo di pensare che tutto sia giusto o tutto sbagliato, e cerchiamo un punto d’incontro nel bel mezzo del quale possiamo dialogare e sentirci bene, in pace con tutti, equilibrati con la vita, con gli altri, con noi stessi.

Buona estate.

 

Don Alberto

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