PARROCCHIA San Pietro Apostolo Bolgare

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05/19 - La colpa d’essere povero, debole, malato

Qualche sera fa ascoltavo distrattamente le notizie del telegiornale: “A Manduria è morto Antonio Stano…”. Stano… chi era costui? Non riuscii a formulare mentalmente la domanda perché venni incalzato dal giornalista: “…ricoverato in ospedale il 6 aprile scorso, dopo essere stato trovato dagli agenti di polizia legato ad una sedia in casa… “. Un brivido mi scese lungo la schiena, immaginando una scena da arancia meccanica. La realtà era ancora più agghiacciante.  “Gli agenti del locale Commissariato, su segnalazione di alcuni vicini, sono intervenuti nell'appartamento e hanno trovato il 66enne seduto su una sedia dalla quale probabilmente non si muoveva da giorni. Nonostante le cure ricevute, Antonio Stano è morto dopo 18 giorni di agonia.”. Il motto di pietà per quell'uomo venne congelato dall'orrore per le immagini che scorrevano sullo schermo. Nel video 14 giovanissimi si accanivano contro Antonio inerme, che chiedeva pietà con voce spezzata dalla paura: “… sono solo…” gridava invano. Sberleffi, ingiurie e percosse continuavano senza pietà. La banda si era ripresa con i telefonini mentre in più occasioni aggrediva l’uomo nella sua abitazione e per strada, per condividere quindi i video sui social. L’accanimento durava da anni; la colpa: essere un disabile sofferente di alcuni disturbi psichici. A fornire tutta la dimensione dell’orrore fu il Pubblico Ministero: “I video circolavano non solo nelle chat, ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano…”. In tanti sapevano … La solitudine di quell'uomo mi fu oltremodo presente. Con un pretesto uscii dalla stanza sopraffatto da un profondo senso di angoscia e di infinita tristezza.
Come è possibile che una intera comunità resti immobile davanti a situazioni come queste? Come è possibile che nessuno abbia almeno segnalato alle istituzioni questa situazione di estremo disagio?  Ancora, perché giovani ragazzi arrivano a compiere queste mostruosità?
Potremmo ritenere che la storia di Manduria richiami all'ignoranza, come ritenuto da Gianmario Gazzi presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali.  L’ignoranza di chi continua a parlare di chi soffre come del “pazzo”, una persona esclusa, incompresa, ma soprattutto un po’ meno persona degli altri. Una persona che una comunità intera non ha saputo difendere da un gruppo di ragazzi che non hanno avuto meglio da fare che perseguitare una persona fragile e sola. “Qui ci sono solo bar” ha affermato un genitore. Ma con questa consapevolezza, questi genitori hanno almeno provato a costruire altro per i loro figli? Le istituzioni hanno messo in campo alternative per la propria comunità? 
Pur riconoscendo l’ignoranza come con-causa, è altrettanto vero che le condizioni non sono quelle del dopoguerra. La possibilità di accedere a strumenti educativi e culturali è decisamente migliorata e il grado di istruzione si è elevato. La pervasività di questo sentimento di ripulsa verso il malato, il povero, il debole, la diffusione di questi disvalori mi inducono invece a pensare che le cause siano ben più gravi e profonde.  A mio avviso queste attengono la progressiva perdita di spessore umano della nostra società. Sono segnali che vediamo nelle comunità che non si riconoscono più tali, divise in cellule familiari atomiche (peraltro anche queste non più tanto stabili). Constatiamo la regressione della “società civile” verso il concetto di colpa applicato a chi vive nel disagio. Complice sicuramente l’incertezza economica, che ha spostato verso il basso la condizione della classe media, facendole perdere una buona fetta delle proprie certezze, assistiamo al ritorno dello stigma che induce a guardare i poveri come maledetti, meritevoli della propria condizione. E’ l’applicazione dell’idea esasperata di meritocrazia che trova nella mancanza di alcuni tipi di talento un motivo per la loro condizione. E’ la logica mercantile che sta prevalendo, la logica del business, che ormai sta diventando la cultura dominante in ogni ambito di vita in comune.
Come cristiani spesso ci scordiamo che la nostra religione si basa sugli insegnamenti di un uomo non ricco e con molti apostoli e discepoli poveri, che osava chiamare i poveri "beati", in un contesto religioso e culturale che scartava e malediceva i poveri. Spesso dimentichiamo che Cristo è venuto a sovvertire le regole che ci siamo dati, che è il Cristo dei lavoratori dell’ultima ora, è il Dio della Misericordia, dell’ascolto e della condivisione.

Grazie al Cielo, a sostegno dell’intervento dell’uomo, arriva lo Spirito Santo. Così, in molti contesti, vediamo resistere, nonostante i segni avversi e con tutti i propri limiti, reti di comunità sensibili, Associazioni di volontariato sostenuto e non denigrato. La loro testimonianza ci ricorda l’importanza del lavorare insieme per costruire un patrimonio collettivo ricco di umanità, che elevi lo stato di un territorio a vera comunità di donne e uomini capaci di far prevalere il bene.

Marco Esposito
 

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